Pubblicato il giorno 18-gen-2019

Nutrizionista dott.ssa Monica Ceccon, Biologa

L'integrazione di omega 3 non previene le malattie cardiovascolari, nè l'incidenza di tumori invasivi. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato il 3 gennaio scorso sulla prestigiosa rivista scientifica "New England Journal of Medicine". Lo studio statunitense raccoglie dati da 25.871 partecipanti di diversa etnia, equamente distribuiti tra uomini e donne. Si parla di prevenzione primaria, cioè rivolta ad una popolazione sana. Alla metà dei partecipanti è stata somministrata una pastiglia di olio di pesce al giorno contenente 1g di omega tre, all'altra metà un placebo. Gli effetti dell'integrazione sono stati valutati dopo una media di 5 anni (da un minimo di 3,8 ad un massimo di 6,1 anni). Ai partecipanti sono stati dati periodicamente dei questionari sulle abitudini alimentari e presi campioni di sangue. Tra i due gruppi non è stata trovata alcuna differenza significativa nell'incidenza di eventi cardiovascolari gravi, nè di tumori invasivi. Possibili benefici potrebbero emergere solo per la prevenzione dell'infarto e per le persone di colore, ma il dato non è abbastanza solido per affermarlo con certezza. Se i dati preclinici suggeriscono un ruolo benefico degli omega 3 in queste malattie, il loro ruolo effettivo in clinica è meno chiaro. Come conclusione personale di questo articolo, credo che nella maggior parte dei casi sia il pattern alimentare nella sua interezza, e non un singolo elemento a fare la differenza sulla salute. [Manson et al, NEJM 380;1]